figura umana che parla con lo smartphone

Com’è cambiata la SEO da quando è nata la Ricerca Vocale?

Quando si parla di SEO (Search Engine Optimization) si intende quella che è, letteralmente, l’ottimizzazione di un testo online per i motori di ricerca.

Si tratta, quindi, di una serie di strategie volte a migliorare la visibilità di un sito web, offrendo il miglior posizionamento possibile nelle SERP (Search Engine Results Page) che rappresentano, a loro volta, le pagine dei risultati fornite dai motori di ricerca stessi.

La SEO prima e dopo la “Voice Search”

Chi si occupa di ottimizzare un testo-blog in ottica SEO sa che bisogna coinvolgere moltissimi aspetti, non solo a livello di contenuti: oltre ad un sapiente utilizzo delle parole e del Tono di Voce, in relazione all’impatto diretto con i lettori, infatti, bisogna saper sfruttare le keyword, impostare correttamente i metadata, creare un indirizzo web consono, fornire persino informazioni per le immagini che vengono allegate in copertina e nel corpo degli articoli e moltissimo altro ancora.

Tutto questo ha generato una serie di strategie che hanno permesso (e permettono a tutt’oggi) di viaggiare sui binari giusti o, perlomeno, indirizzati verso una buona ottimizzazione; almeno fin quando non sono nati gli smartphone e, con essi, la possibilità di “parlare” direttamente con il proprio dispositivo per eseguire operazioni più o meno complesse, tra cui, appunto, fare anche ricerche in internet.

Ma cosa cambia, quindi, tra una ricerca vocale ed una “digitata”, in fatto di SEO?

In effetti, stando alle statistiche, sembra che, al momento, siano il 20% delle ricerche online ad essere effettuate vocalmente (dati Google), con un’aspettativa di crescita esponenziale: entro il 2020, si potrebbe arrivare tranquillamente al 50%.

È proprio sulla base di questi numeri che si è cominciato, sin da ora, a studiare contromisure, per capire come viaggiare insieme al progresso, continuando a fornire ai propri clienti (o alla propria realtà web) degli ottimi risultati senza “cali” improvvisi di performance.

Quello che ne è emerso, come in tanti casi di questo ambito, è che bisogna standardizzarsi sulle nuove abitudini degli utenti: internet non è più da anni, ormai, solo un “affare da ufficio” o “da casa”, perchè il Pc fisso e quello portatile non sono più gli unici dispositivi in grado di fornirvi l’accesso. Il target a cui quasi ogni azienda si rivolge (parliamo dell’utente medio da fidelizzare) ha accesso alla rete h24, 7 giorni su 7, tramite dispositivi mobili di ultima generazione, integrati con una intelligenza artificiale sempre più “smart” in grado di raccogliere informazioni “dialogate” e di interloquire con gli users, a modo suo, fornendo risposte mirate. Ecco perchè cambia la SEO: le keywords (“parole chiave”) diventano query (“richieste”).

Se in una barra di Google, infatti, si tende ad eseguire una ricerca più impersonale (“Idraulico Bologna”), conversando con la propria AI preferita si può assumere un tono più colloquiale (“Cerca idraulico a Bologna”).

Inoltre, nella infinita rosa di esigenze da soddisfare (o meglio, da cercare di prevedere per, poi, soddisfare), c’è anche da considerare il fatto che, avvenendo molte di queste ricerche in modalità mobile, c’è un enorme sfruttamento della geolocalizzazione e del “local“: cercare un gommista nei paraggi per affrontare un imprevisto, oppure un bar o una pizzeria per placare un piccolo languorino improvviso, sono soltanto alcune delle possibilità che tutti noi possiamo sperimentare nella vita quotidiana, in tantissime situazioni diverse.

Ed è, quindi, sulla base di queste nuove informazioni che bisogna cominciare a calibrare la propria attività web per non finire dimenticati in una riga comparsa in qualche pagina a doppia cifra delle SERP.

Credits pic: Online Marketing Institute

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